Mancano pochi giorni alla partenza. Questa volta saranno i Monti della Laga in Abruzzo ad ospitare la nostra impresa. Nuovamente sarà una stretta collaborazione tra bikers e trekkers. La riuscita dell’impresa dipenderà molto dall’unione che ci farà condividere sforzo e fatica. Quando la determinazione della vetta è tanta, sei certo che porterai tutto alla perfetta riuscita. Tre saranno le vette da raggiungere, bici in spalla. In quattro giorni toccheremo il versante est per la prima vetta del Gorzano per poi spostarci sul versante ovest dove ci attendono Pizzo di Sevo e Cima Lepri.
Primo giorno. Partenza da Bari alle 7.00 del 27 giugno
Arriviamo accolti da un cielo grigio che non promette nulla di buono. Il furgone con bici e meccanico, inoltre, ritarda per imprevisti. Sarà da noi non pirma delle sette di stasera. Primo programma rinviato. Avremmo dovuto dedicarci alle riprese per il video, ma rimandiamo a domani.

Intanto l’unica cosa da fare è salire verso il sentiero che porta allo spiazzo dove monteremo il campo base. Tempo di tirar fuori le tende e le prime gocce di pioggia iniziano a scendere. Secondo rimando di intenzioni. Ci chiudiamo in macchina e non possiamo fare altro che aspettare che diminuisca la forte pioggia. Iniziamo proprio bene!
Dopo poco più di un’ora, la pioggia finalmente finisce. Dobbiamo sbrigarci a montare il campo. Il fresco, seppur molto umido, ci fa sentire finalmente dentro questi giorni che passeremo qui. Non può mancare il primo spuntino. Salami affettati, rigorosamente mangiati con le mani, alleviano i primi momenti di tensione. Se il meteo rimarrà così, sarà più dura del previsto. Non possiamo far altro, per il momento, che goderci un po’ il verde dei campi con la bella vista del massiccio del Gran Sasso. Un pastore ci fa assistere alla mungitura delle pecore. I cani, invece, ci ricordano che non possiamo avvicinarci troppo, ringhiando ripetutamente ad ogni passo. Fino ad ora è l’esperienza più forte da quando siamo arrivati.


Finalmente abbiamo notizie del meccanico. Si è fermato giù in paese, lo raggingiamo per settare le nostre bici. Il buio inizia a scendere e siamo con viti, ferri, e pedali tra le mani. Con velocità da “veri” mecanici ognuno di noi sistema le proprie bici.

Ogni pezzo toccato ci fa già sentire quel che proveremo domani. Saremo noi nuovamente a portare le nostre bici in vetta. C’è un rapporto strano tra un biker e la propria attrezzatura. Diventa quasi parte integrante di te. Diventa compagna. Diventa quel che ci farà apprezzare la fatica della salita. Ci farà liberare della fatica nella discesa. Ogni volta che si tocca la propria bici, si tocca la propria mente, le proprie avventure. Non è facile da capire, e spesso, la gente, ci reputa un po’ pazzi.
Tutti pronti. Bici pronte. Ci regaliamo una cena seduti al bar Zi Mari di Alessio che ci ha ospitato per questo montaggio. Non credevamo di suscitare tanta curiosità. Tutti quelli che si fermano vogliono avere informazioni su cio’ che stiamo per fare. Ci fa sentire quasi biker “seri”, ma rispondere troppo seriamente ci fa sentire quasi in imbarazzo. Infondo raccontiamo la nostra passione, ed è quasi intima da non essere troppo svelata.
La cena ci fa rilassare. Ci da la carica per domani. Chiacchiere con Emanuele il meccanico di Canyon.
La stanchezza è cosi tanta che non ho tempo di poggiare la testa sul cuscino che gli occhi già si chiudono. Ci si vede domani. Buona notte.
Secondo giorno. 28 giugno 2009
L’aria fuori è già umida. La sveglia sinceramente avrei voluto non sentirla. Schizzo ugualmente fuori dalla tenda perché la voglia di iniziare è più forte del rimanere a riposarsi.

Poco alla volta tutte le tende si aprono e le nostre facce rivelano una nottata passata senza troppa spensieratezza. Questo è il bello però. Dopo aver sistemato le ultime cose, preparato lo zaino con l’accurateza di non dimenticare nulla iniziamo a camminare. La prima parte del sentiero è nel bosco. La salita si fa subito ripida tra radici e massi. In compenso saliamo parallelamente al ruscello che spesso ha piccole cascate. Il loro rumore ci fa costrantemente compagnia. Iniziamo a vedere quelli che possono essere i passaggi da fare in discesa, ma li rivedremo tra diverse ore.

Una volta attraversata la parte del bosco si passa, attraversando il ruscello, sul pratone verso la vetta. Non possiamo far altro che portare la bici in spalla. Troppo ripido per poter spingere. Le ruote si inceppano troppo facilmente su massi e buche. Il tempo non migliora. La nebbia al momento non è ancora molta, ma ogni tanto qualche goccia di pioggia ci ricorda di stare bene accorti a quel che c’è più in quota.

La salita è più ripida di quel che credevamo ed ora la nebbia inizia ad essere davvero fitta. Ci affidiamo al gps.
A pochi metri di dislivello dalla vetta pioggia e nebbia iniziano ad insistere sul nostro cammino. Ormai siamo a 2200mt ed intorno a noi c’è una distesa verde tagliata da infinite piccole cascate. È stupendo.

Incredibile quanto le montagne possano essere diverse. Sembra abbiano un loro carattere, una loro anima. Sembra ti regalino sempre qualcosa di nuovo. Ed è strano immaginarle la notte, solitamente solitarie. Quasi un peccato che non si facciano vivere da nessuno.

Inizia a piovere e ci troviamo a sinistra rispetto a sentiero che avremmo dovuto seguire. Non riusciamo a vederelo. La nebbia è fitta e solo a tratti riusciamo a vedere la vetta. Decidiamo comunque di proseguire. Siamo a 250 mt di dislivello dalla vetta e non possiamo tirarci indietro proprio adesso.
Ultimi passi, lenti, lentissimi. Il vento inizia ad essere più forte e non c’è sole che ci possa riscaldare. Vediamo l’ultimo tratto di pietraia prima della vetta, molto ripido. Ci chiediamo come faremo a scendere con quella nebbia, ma ormai manca poco. Vedo i primi di noi che sono arrivati, ed accanto a loro, la croce dei 2450mt. Il monte Gorzano è stato raggiunto. Abbiamo poco tempo per mangiare qualcosa e riposarci. Il vento e l’aria umida non rendono piacevole il rimanere fermi. Decidiamo di scendere.

Possiamo decidere dove mettere le ruote solo ogni pochi metri. La nebbia continua ad accompagnarci. Il primo tratto è abbastanza tecnico. Gradoni con pietre a scaglie ci fanno spesso scivolare per via dell’umido. Arriviamo alla pirma parte pianeggiante e il sole appena uscito sembra farsi beffa di noi. Illumina tutto il tratto appnena passato.
Per pochi minuti non ci siamo goduti quello spettacolare sole in vetta. Pazienza, ci rifaremo domani. La discesa continua. Dopo il primo tratto di pietraia subito iniziano dei grandissimi pratoni fra gole, lingue di neve e cascate. Riusciamo a fermarci per qualche ripresa e qualche foto scegliendo gli scorci più emotivi. Possiamo bere l’acqua dei ruscelli. 
Per ora il tracciato da fare in bici è libero. Non ci sono tracce. Seguiamo semplicemente quel che ci viene in mente. È bello vedere i miei compagni di avventura in un serpentone verso la valle. Sembriamo essere parte integrante della montagna. I trekker ci seguono. Ci fermiamo ogni tanto ad aspettarli per ricompattare il gruppo. In questi momenti nessuno deve rimanere indietro. La presenza dei tuoi compagni è fondamentale per non pensare alla stanchezza accumulata.



Riprende la pioggia e la nebbia fitta, ma siamo a poco dal bosco. Sono ormai le 18 e sembra che abbia fatto buio prima oggi. Decidiamo di staccarci. Ormai il sentiero è segnato. Noi scenderemo fino giù il paese, Cesacastina, più giù rispetto al campo base. I trekker verranno a recuperarci in macchina.


L’ultimo tratto è fatto tutto d’un fiato. Il bosco ormai scuro e completamente infangato ci sorprende facendoci ripeturtmente scivolare. Le gambe fanno la loro parte, sono ormai stanche, ma ci divertiamo tantissimo. Eccoci al paese. Passiamo vicino le tende della protezione civile. Che strano vedere da vicino quella tragedia passata non molti mesi fa. Finchè è la televisione a passarti la storia della gente, sembra tutto sormontabile. Quando la tocchi da vicino, quando puoi sentirla nell’aria è davvero un’altra cosa. Vogliamo dedicare la nostra impresa a questa splendida gente, all’Abruzzo.
Arriviamo al bar “zi Mari” di Alessio, persona gentile e disponibile che ci ha ospitato il giorno prima per montare le bici. Oramai siamo di casa e siamo anche completamente infangati. Come solitamente facciamo, non possiamo fare a meno di concederci una ricca e fresca birra. Cin cin alla prima vetta. La serata dura davvero poco, la stanchezza e il freddo accumulato ci svuota la mente e l’attenzione. Siamo contenti di come è andata la giornata, ma domani ci aspetta una mattinata di riprese per riprovare dei passaggi che con la nebbia del giorno prima abbiamo evitato, un trasferimento sull’altro versante ed una notturna che inizierà a mezzanotte verso pizzo di Sevo, lungo il famoso tracciolino di Annibale. Anche se fa freddo e l’aria è davvero umida sia per via del tempo che per via della vicinanza alla cascata, ci concediamo un risotto caldo (in busta ovviamente). Qualche chiacchierata sulla giornata passata. Le forze davvero non ci sono più. Buona notte.
Terzo giorno. 29 giugno 2009
La giornata sembra essere sicuramente migliore della precedente. Le previsioni ci danno sereno almeno fino alle 11.00 e cerchiamo di sfruttare il più possibile questo sole. Ci dividiamo in due gruppi. Alcuni di noi si dedicano a smontare il campo raccontandoci poi di essersi rilassati per un bel po’ di tempo bevendo tisane, alla faccia nostra. Se lo meritano.



Noi invece continuiamo a salire e scendere per i tratti non goduti del giorno prima. Qualche ripresa, qualche foto. E in un attimo ci ritroviamo nuovamente al campo base. Tutto smontato e tutti pronti per spostarci verso l’altro versante. Carichiamo tutto nel furgone, ci ripuliamo. Si parte.
Dopo circa un paio di ore di macchina siamo dall’altra parte. Ovviamente ci accoglie una piccola pioggia che dura poco piu di mezz’ora. Non avevamo nessuna intenzione di ritrovarci già fradici prima della salita. In compenso, un arcobaleno nasce tra noi e la vetta, Pizzo di Sevo.

Proprio attorno alla base del bosco. Sarà di buon auspicio. Si monta il campo e facciamo un po’ di manutenzione alle nostre bici. La vetta è completamente avvolta dalle nuvole. Speriamo che le previsioni siano precise. Annunciano una giornata splendida. Sono le otto di sera e ci si butta in tenda per riposarsi un po. Se il tempo migliora, partiremo tra poche ora per ritornare giù nel pomeriggio di domani. Sarà davvero stancante.

Sveglia alle 23.00. esco dalla tenda. Primo sguardo verso la vetta e per fortuna le nuvole sono sparite. Intorno a me silenzio. Credo tutti stiano dormendo ma cerco di capire se qualcuno si muove. Sembra proprio di no, e toccherà a me svegliarli. Intanto esco e subito vengo circondato da un bel fresco. Faccio qualche passo verso la starda che da sui paesi sottostanti. È bello restare da solo nel silenzio della montagna. Abituarsi alla luce del buio. Intravedere la vetta e gli alberi. Le nuvole si muovono lentamente, ma poco alla volta liberano quella che sarà la nostra meta. Mi tocca svegliare tutti. Il tempo è ottimo per partire.
Quarto giorno. 30 giugno ore 00.00
Abbiamo bisogno di un po di tempo per riprenderci da quel sonno mancato. Riusciamo però a metterci in marcia con determinazione…forse per il fresco di questa notte.

La luna dopo poco si nasconde alle nostre spalle, siamo davvero al buio. Cerchiamo di camminare stretti per aumentare la luce delle torce e spesso dobbiamo fermarci per ricompattare il gruppo. Dopo poco il fresco si fa piu leggero, camminare ha i suoi vantaggi. Soste varie per spogliarci degli abiti in ecceso e si inizia con la zona adiacente al bosco. Camminiamo quasi sempre in controendenza. Portare le bici diventa un po scomodo perché l’erba è scivolosa ma caricarcela in spalla al buio rischia di essere un po’ pericoloso. Procediamo lentamente. Certo, camminando non fa freddo, ma basta fermarci per pochi secondi che il vento ci raffredda in un attimo e ci costringe a ripartire. Inizio ad immaginare che dovremo salire tutto di un fiato. Il tempo sembra continuare a reggere ed ogni tanto ci fermiamo per guardare il cielo pieno di stelle. Piccoli momenti di ripresa fisica e mentale. Ci sono da attraversare diversi fossi. Il percorso che di giorno era suggestivo in questo momento diventa un po preoccupante. Sentiamo l’acqua scorrere giù per il fosso ma non riusciamo a vedere dove. Alla nostra destra c’è solo una zona che si fa sempre più buia. Sotto di noi un fosso profondo che non riusciamo a vedere dove finisce. Non sarà certo profondissimo, ma il sentiero si stringe, misto a rocce, e costretti a portare la bici in spalla, non ci si sente molto sicuri con le pietre umide e quel fosso scuro accanto.
Si cammina uniti l’uno all’altro. Sei responsabile anche solo della preoccupazione delle persone che sono con te. Questo basta per far salire l’attenzione. La salita continua con soste davvero brevi, la stanchezza del giorno prima inizia a farsi sentire. Stiamo puntando verso il bivio che ci porterà in vetta. Siamo sul famoso sentiero chiamato il tracciolino di Annibale. La leggenda racconta che sia proprio passato di qui. Dopo circa tre ore di cammino arriviamo. Strano non poter osservare tutto il panorama che ci dovrebbe essere intorno. Tra buio e nebbia ci è stato impedito. Ora dobbiamo solo decidere se continare dritti verso la vetta. Vediamo che in un attimo inizia a salire una fitta nebbia che copre tutta l’ultima parte del sentiero. Non è molto sicuro al buio, bici in spalla, salire senza poter vedere dove metti i passi. Decidiamo così di aspettare i primi raggi del sole per continuare verso la meta. Questo ci rassicura, ma iniziamo immediatamente a raffreddarci. L’umido delle scarpe inizia a farsi sentire, ed il vento soffia forte. Passiamo circa due ore cercando di ripararci alla meglio. Il tempo sembra essersi fermato. Non appena dietro di noi si iniziano a vedere i primi chiarori dell’alba, ci si attiva nuovamente.

Non vedo l’ora di passare al di là della cresta per incrociare i raggi del sole che mi riscalderà. Da giù l’ultimo tratto del sentiero ci sembrava uno strada stretta e liscia. Ci sorprende invece una strada larga ma completamente irregolare. Sembra di salire una enorme naturale scalinata. La discesa sarà dura. Intanto la luce del sole fa capolino dalla cresta e finalmente abbiamo qualcosa che ci riscalda. Iniziano a scoprirsi tutte le montagna che erano coperte. Il panorama è davvero splendido. Stiamo salendo a cavallo di Abruzzo Lazio e Marche.


Ultimi passi verso la vetta ma la croce si vede già da un po’. Appena in vetta abbiamo intorno a noi tre regioni, e dall’alto riusciamo a vedere Gran Sasso Vettore e Velino. Davvero un panorama mozzafiato. Cerchiamo di non fermarci troppo. Il sole inizia ad essere forte e la discesa sicuramente non sarà una passeggiata.
Il primo tratto è davvero duro. Siamo freddi e stanchi, le braccia fanno male e non abbiamo tempo per riscaldarci. I gradoni del primo tratto ci mettono a dura prova. Se non fosse per il panorama intorno a noi, lingue di neve, verde morbido sulle pareti di queste montagne, sarebbe ancora più dura. Appena finita la prima parte non possiamo fare altro che buttarci sull’erba per riprendere fiato.

Continueremo a scendere fino a Voceto per un sentiero che non conosciamo. I trekker continuano a seguirci anche loro accompagnati finalmente dal sole. Subito dopo il bivio il sentiero si fa stretto e pieno di massi. La lucidità inizia a scendere e spesso dobbiamo mettere giù i piedi per non cadere, ma iniziamo a riscaldarci.


Costeggiamo la montagna seguendo uno stretto sentiero a volte interrotto da piccoli massi venuti giù e a volte trasformato un gobbe piene di verde. Non credevo di sentire così la stanchezza. Ogni momento di pausa è buono per appisolarsi qualche minuto in attesa dei trekker. Alcuni passaggi esposti fanno salire la tensione, ma la voglia di mettere le ruote in questi posti stupendi è maggiore. Si prosegue tutto d’un fiato.




Fino a che non veniamo colti di sorpresa da una mandria di cavalli. Non sembrano molto contenti del nosto passaggio. Lo stallone più volte minaccia una carica. Cerchiamo di proseguire lentamente e a testa bassa e questo sembra tranquillizzarli. Superate le ultima gobbe, si entra nell’ultima parte del sentiero. Una strada sterrata e molto rovinata, ma vicino già a zone private. Ed in breve siamo giù in paese. Ci ritroviamo tutti li. Anche la seconda è fatta.

Ci dividiamo, alcuni vanno a smontare il campo e recuperare le maccchine lasciate più su, altri rismontano le bici e le mettono in condizioni di tornare. Tornano cosi come le avevamo viste appena arrivate. Ci hanno accompagnato per tre giorni splendidi.
Come ogni fine uscita, l’aria è serena e siamo soddisfatti ma negli occhi c’è un po’ di malinconia… stiamo abbandonando il fresco della montagna, il silenzio della vetta. Per un po’ dimenticheremo il colore della natura, per tornare alla nostra vita quotidiana in città.
Il ricordo però sarà sempre vivo e forte dentro di noi.
È solo un arrivederci…
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